La suite Ermione

Suite Ermione

Room Amenities

  • Free SKY

Room Details



Eleonora Duse

Ermione è la camera “gialla”.
Ha un ingresso che conduce al grande bagno in marmo con antica vasca in ghisa e alla camera con letto matrimoniale King size e poltrona convertibile.
La camera è stata restaurata con passione e competenza da esperti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara che hanno rinnovato il soffitto dipinto, le cornici, la carta da parati, il lampadario della Manifattura di Galileo Chini, originali degli inizi del XX secolo e del periodo Liberty.
Arredata con mobili e stoffe antichi, accoglie il visitatore in un viaggio nella storia della città, dell’arredo e del gusto.
E’ dedicata alla figura mitologica di Ermione, una figura della mitologia greca ma, nella poesia di D’Annunzio, è la metafora di Eleonora Duse, la volitiva attrice che fu amante del poeta.
Il Vate immortala un instante della passione per la donna amata nella lirica “La pioggia nel Pineto”.
D’annunzio, insieme ai più importanti personaggi del futurismo italiano, ha frequentato Palazzo Lattanzi e la città di Carrara negli anni Venti, lodandone la bellezza nella raccolta “Le Città del Silenzio”.

Il pavimento in parquet di rovere, i tendaggi, l’antico copriletto, accompagnano il comodo e rilassante soggiorno con l’ampia finestra che raccoglie la luce del sole per tutta le giornata e mostra il tramonto verso mare.
La camera è dotata di armadio, scrivania e moderna poltrona che può trasformarsi in un comodo letto di 90x210cm per ospitare una terza persona o un ragazzo/bambino.
Il grande bagno con pavimento originale in marmo bianco e verde e il rivestimento in grandi lastre di marmo bianco di Carrara incorniciate da marmo verde antico, ospita la vasca in ghisa smaltata del XIX secolo sormontata da una micchia con marmo montato a “macchia aperta”.
All’attenzione per il recupero dell’ambiente antico si unisce la fornitura delle più moderne tecnologie: Smart TV con canali satellitari, digitale terrestre, servizi SKY, Web tv e un prossimo, speciale canale web dedicato alla scoperta di Carrara; Wi-Fi gratuito ad alta velocità su fibra ottica; climatizzazione estiva e invernale con completo controllo remoto.
La cura della persona è valorizzata con prodotti “Ferragamo” della Linea Tuscan Soul con aromi dedicati al “Bianco di Carrara”.
Alcuni degli oggetti che arredano e decorano la stanza sono in vendita.
Nella camera, ogni giorno, capsule per caffé e selezioni speciali di tè di Antica Drogheria Riacci che possono essere consumati nell’antica cucina-soggiorno del B&B.
Pulizie giornaliere e cambio lenzuola e biancheria ogni tre giorni.
Colazione con ticket nei due locali più affascinanti di Carrara per sentirsi più cittadini che turisti della capitale mondiale del marmo bianco e statuario.
Secondo il desiderio degli ospiti piccolo buffet e colazione anche nell’antico soggiorno/cucina del B&B con vista sulle cave di marmo di Carrara.

Gabriele D’Annunzio, “Carrara” da “Laudi –- Le città del Silenzio”
I.
Carrara, morti son vescovi e conti
di Luni, e son dispersi i loro avelli;
gli Spinola e Castruccio Antelminelli
son morti, e gli Scaligeri e i Visconti;

ed Alberico che t’ornò di fonti,
gli antichi tuoi signori ed i novelli.
Ma su quante città regnano i belli
eroi nati dal grembo de’ tuoi monti!

Quei che li armò di soffio più gagliardo,
quei fa su te da vertice rimoto
ombra più vasta che quella del Sagro.

E non il santo martire Ceccardo
t’è patrono, ma solo il Buonarroto
pel martirio che qui lo fece magro.
II.
Su la piazza Alberica il solleone
muto dardeggia la sua fiamma spessa;
e, nel silenzio, a piè della Duchessa
canta l’acqua la rauca sua canzone.

Dalla Grotta dei Corvi al Ravaccione
ferve la pena e l’opera indefessa.
Scendono in fila i buoi scarni lungh’essa
l’arsura del petroso Carrione.

S’ode ferrata ruota strider forte
sotto la mole candida che abbaglia,
e il grido del bovaro furibondo,

ed echeggiar la bùccina di morte
come squilla che chiami alla battaglia,
e la mina rombar cupa nel fondo.

III.
Arce del marmo, in te rinvenni i segni
che t’impresse la forza dei Romani;
sculti al sommo adorai gli Iddii pagani;
e dissi: «O Roma nostra, ovunque regni!».

Dissi: «O mio cuore, or fa che tu m’insegni
la rupe che foggiar volea con mani
di foco il grande Artier, sì che i lontani
marinai la vedesser dai lor legni».

E dal Sagro alla Tecchia, da Betogli
al Polvaccio, da Créstola alla Mossa
cercai l’arcana imagine scultoria.

Tutta l’Alpe splendea d’eterni orgogli.
«O cuor» dissi «il tuo sangue sì l’arrossa!»
E in ogni rupe vidi una Vittoria.

 

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